Nel cuore delle politiche ambientali europee prende forma WILDCARD, un progetto finanziato dal programma Horizon Europe che punta a comprendere un tema sempre più centrale: può la natura, se lasciata libera di evolversi, diventare una soluzione concreta alla crisi climatica e alla perdita di biodiversità?
Il progetto interdiscliplinare, attivo tra il 2024 e il 2027, coinvolge 16 partner di nove Paesi (Belgio, Bulgaria, Finlandia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Romania, Svizzera).
La finalità del progetto è la valutazione dell’impatto di due fenomeni naturali sul sequestro del carbonio e sulla biodiversità:
- l’espansione naturale del bosco su terreni agricoli abbandonati, chiamata anche rewilding;
- la libera evoluzione degli ecosistemi forestali una volta cessata la gestione forestale.
Ma per capire davvero se il rewilding funziona, serve un punto di riferimento. Ed è qui che entra in gioco: la Riserva Naturale Integrale Statale Bosco Siro Negri.
Situata lungo il fiume Ticino a pochi km dal centro abitato di Pavia e gestita dall’Università di Pavia, la Riserva rappresenta uno degli ultimi frammenti di foresta planiziale padana che a, differenza delle aree oggetto di rewilding, rappresenta un ecosistema lasciato evolvere naturalmente senza interventi umani, grazie a un regime di tutela integrale.

Proprio questa sua natura lo rende un laboratorio scientifico a cielo aperto. Qui i ricercatori possono osservare come funziona una foresta matura in condizioni naturali: dalla crescita spontanea degli alberi alla decomposizione del legno morto, fino all’equilibrio che si crea tra le specie viventi in essa presenti.
Nel contesto di WILDCARD, il Bosco Siro Negri assume quindi un ruolo strategico: quello di “modello di riferimento”. Confrontando i dati raccolti nella Riserva con quelli provenienti dalle aree in fase di rewilding, i ricercatori possono valutare quanto questi processi di rinaturalizzazione riescano ad avvicinarsi a un ecosistema naturale.
Il progetto ha comportato la realizzazione in Riserva di diversi tipi di rilievi, tra cui rilievi della struttura forestale (utilizzando anche la tecnologia Laser Scanner Terrestre), studi floristici, rilievi fitosociologici, analisi dei dendromicrohabitat e campionamento del suolo.
Quest’ultimo, in particolare, rappresenta una componente fondamentale, ma spesso meno visibile degli ecosistemi.
In questo ambito il rilievo ha previsto lo studio del profilo di suolo con la raccolta di campioni fino a 1 m di profondità, seguendo un protocollo standardizzato, definito all’interno del progetto.
A partire dal materiale raccolto, i ricercatori stanno analizzando le proprietà fisiche, chimiche e biologiche del suolo, come il contenuto di carbonio, l’umidità, la struttura e la biodiversità microbica attiva nei processi di decomposizione (studio del DNA animale e vegetale con la tecnica del metabarcoding).
I risultati consentiranno il confronto tra aree a diverso grado di rinaturalizzazione e la Riserva.
Il suolo rappresenta infatti uno dei principali serbatoi di carbonio terrestre e gioca un ruolo chiave nello studio di possibili azioni di mitigazione del cambiamento climatico e della conservazione della biodiversità. Comprendere le sue dinamiche evolutive, sia in contesti naturali che in aree soggette a processi di rewilding, permetterà di valutare in modo più completo l’efficacia delle strategie di rinaturalizzazione nel lungo periodo e fornire suggerimenti per le future scelte in materia di gestione del territorio, agricoltura e conservazione all’interno delle politiche europee.


